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Sordità genetica

Aspetti genetici

Sordità geneticaLa sordità può essere causata, oltre che da traumi acustici, farmaci ototossici e infezioni durante la gravidanza o subito dopo la nascita, anche da fattori genetici. Circa la metà dei casi di sordità infantile è di origine genetica e si stima che 1 bambino su 1000 presenta alla nascita problemi o difetti veri e propri all’udito. Le sordità genetiche possono essere divise in due gruppi:

  • forme non sindromiche in cui la perdita dell’udito non è accompagnata da altri sintomi e comprendono circa il 70% dei casi. Due terzi di queste forme presenta una trasmissione di tipo autosomico recessivo, un terzo è legato ad una trasmissione di tipo autosomico dominante, mentre solo l’1-2% è riconducibile ad una trasmissione associata al cromosoma X. Una percentuale ancora da definire è dovuta a mutazioni del DNA mitocondriale.
  • forme sindromiche in cui la perdita dell’udito di associa ad altre manifestazioni cliniche e comprendono il restante 30% dei casi. Tra le forme sindromiche più comuni vi sono la sindrome di Pendred (sordità e gozzo) e la sindrome di Usher (sordità e cecità progressiva).

Nella maggior parte dei casi (circa 80%) di sordità genetica non sindromica a trasmissione autosomica recessiva è coinvolto il gene della connessina 26 (Cx26, noto anche come GJB2, gap-junction protein beta 2). Le alterazioni a carico di questo gene sono numerose, ma la mutazione più frequente (50-80% dei casi) è nota come 30/35delG. La frequenza dei portatori sani (eterozigoti asintomatici) in Italia è di 1 su 35 individui. Due genitori portatori sani (asintomatici) avranno una probabilità del 25% di avere figli affetti da sordità genetica non sindromica. Dalla stessa unione i figli avranno una probabilità del 50% di nascere portatori sani, come i genitori. Il gene Cx26 codifica per la connessina 26, una proteina di giunzione che forma dei canali per mettere in comunicazione fra loro le cellule cocleari e consentire il passaggio di mediatori chimici, fra i quali lo ione potassio, fondamentali per la funzionalità dell’orecchio. Un’altra mutazione del gene GJB2, meno frequente della 30/35delG, è la 167delT. Un altro gene associato a sordità non sindromica è Cx30 o GJB6 (gap-junction protein beta 6) che codifica per la connessina 30. Studi pubblicati hanno evidenziato la presenza di una mutazione (D13S1830)che consiste in una delezione all’interno del gene. La delezione di GJB6 sia in omozigosi (entrambe le copie del gene sono mutate) che in associazione con una mutazione del gene Cx26 (eterozigosi composta) causano perdita dell’udito.

Test genetico

Il test genetico permette di ricercare le mutazioni 30/35delG e 167delT del gene della connessina 26 che che coprono circa il 90% delle mutazioni presenti nella popolazione italiana. Il test premette di escludere anche la mutazione più frequente (D13S1830) del gene della connessina 30.

Ad esempio, a seguito dell’analisi molecolare per la ricerca delle suddette mutazioni, sul DNA del paziente, si possono ottenere tre tipi di risultati:

  • presenza di una mutazione in una copia del gene Cx26, mentre l’altra copia è normale. Si dice che il soggetto risulta eterozigote per quella mutazione, e significa che è un portatore sano, asintomatico.
  • presenza di mutazioni in entrambe le copie del gene Cx26. Si dice che il soggetto è omozigote per la mutazione e significa che il paziente è affetto da sordità genetica non sindromica.
  • assenza di mutazione nel gene Cx26. Questo risultato “negativo” per le mutazioni ricercate significa che il soggetto ha una probabilità diminuita, rispetto a prima dell’analisi, di essere un portatore. Il test genetico di primo livello non azzera in assoluto la probabilità di essere un portatore, perchè non è possibile escludere la presenza di altre mutazioni del gene Cx26 (in caso di risultato negativo il rischio residuo è 1 su 350).

Consulenza genetica

Il laboratorio Tecnobios Prenatale Eurogenlab fornisce anche un servizio di consulenza genetica attraverso il quale i pazienti e i loro familiari vengono informati, in termini comprensibili sulla patologia, sul rischio di trasmissione all’interno della famiglia, sulle possibilità di diagnosi e trattamento.


Tempi di risposta

Il risultato del test sul DNA è generalmente disponibile dopo 10 giorni dal prelievo.

Materiale analizzato

Dna estratto da linfociti di sangue periferico (in provette con EDTA), da villi coriali, da liquido amniotico.

Fonti bibliografiche
Malattie genetiche – Cao, Dalla Piccola, Notarangelo – Piccin (2004)
D'Andrea P et al - Biochem Biophys Res (2002)
Del Castillo I et al. - New Eng. J. Med (2002)
Grifa A et al. - Nat Genet (1999)
Documenti

Consenso informato Sordità genetica