HIV-1

Aspetti generali

HIV 1 infection
Fig.1 – Infezione da HIV-1

Il virus dell’Immunodeficienza Umana (HIV, Human Immunodeficiency Virus) è l’agente responsabile della Sindrome da Immuno Deficienza Acquisita (AIDS, Acquired Immuno Deficiency Syndrome). L’HIV è suddiviso in due ceppi: HIV-1 localizzato prevalentemente in Europa, America , Asia e Africa centrale e HIV-2 confinato in Africa occidentale che determina una sindrome clinicamente più moderata rispetto al ceppo 1. L’HIV è un retrovirus (virus a RNA) appartenente ai lentivirus che sono caratterizzati dall’avere un tempo di incubazione molto lungo. Il genoma di HIV-1 presenta un’ampia variabilità genetica che ha portato a classificarlo in tre gruppi: il gruppo M (Major) che a sua volta e suddiviso in 12 sottotipi (A,B,C,D,F,G,H,J,K,AB,AE,AG), gruppo N e gruppo O. Il virus si trasmette per via sessuale (secrezioni vaginali, sperma, sangue), ematica mediante contatto con sangue e/o emoderivati infetti, verticale da madre a figlio durante la gravidanza, parto o allattamento. Dopo l’infezione il virus entrato nel circolo sanguigno, va alla ricerca di particolari cellule in cui replicarsi; in particolare attacca i linfociti T CD4+, cellule del sistema immunitario (Fig.1). Una volta all’interno l’RNA virale viene convertito in DNA che si integra nel genoma della cellula ospite (provirus). A questo punto l’HIV può restare inattivo all’interno della cellule o iniziare il processo replicativo che porta alla formazione di nuove particelle virali che vengono espulse dalla cellula, provocandone la distruzione, e liberate nel circolo sanguigno, pronte ad infettare nuove cellule T CD4+. L’infezione acuta della durata di 1-2 settimane generalmente ha un quadro clinico poco specifico, simil-influenzale. Al termine della fase acuta i sintomi scompaiono e inizia la lenta risposta immunitaria da parte dell’organismo, che può durare 2-8 settimane, con la produzione di anticorpi (sieropositività). In assenza di terapia, la fase di latenza (o cronica) può durare per molti anni e sebbene le condizioni cliniche del paziente sieropositivo siano stabili, il sistema linfatico subisce un progressivo deterioramento, poiché la replicazione virale persiste e i linfociti T CD4+ distrutti non vengono adeguatamente rimpiazzati. Quando il loro numero scende al di sotto della soglia critica (200/ml) l’organismo non è più in grado difendersi da “infezioni opportunistiche”, causate da microorganismi (batteri, funghi, virus, protozoi) normalmente scarsamente patogeni che, in condizione di bassissimi livelli di linfociti T CD4+, possono provacare patologie polmonari, gastro-intestinali, oculari e cerebrali con gravi manifestazioni cliniche (AIDS conclamato). Attualmente il trattamento terapeutico è a base di farmaci anti-retrovirali che non permettono di eliminare il virus ma ne limitano la proliferazione, contenendo la distruzione di cellule T CD4+.

Test molecolare

In Tecnobios Prenatale Eurogenlab sono disponibili sia un test qualitativo (HIV-1 Qual) per determinare la presenza/assenza del genoma virale e può essere eseguito anche dopo 1 settimana dall’esposizione al fattore di rischio che un test quantitativo (HIV-1 Viral Load) per la valutazione della carica virale presente nel plasma. Entrambi i test sono eseguiti con la metodica GeneXpert Dx System (Cepheid) che garantisce altissima qualità in termini di accuratezza del risultato e rapidità nella risposta. Il test molecolare HIV-1 è indicato principalmente per il controllo di donatori di gameti maschili e femminili, cellule staminali, ma anche per l’anticipo di “copertura” del periodo finestra dopo esposizioni accertate al virus o per monitorare l’efficacia di farmaci antivirali.

Tempi di risposta

Il risultato del test è disponibile dopo poche ore dal prelievo.

Materiale analizzato

Sangue periferico raccolto, mediante prelievo venoso, in provette con EDTA.

Bibliografia

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Mellors JW, et al. Prognosis in HIV-1 infection predicted by the quantity of virus in plasma. Science. 1996

O’Brien WA, et al Changes in plasma HIV-1 RNA and CD4+ lymphocyte counts and the risk of progression to AIDS. Veterans Affairs Cooperative Study Group on AIDS. N Engl J Med. 1996

Ruiz L, et al. Quantitative HIV-1 RNA as a marker of clinical stability and survival in a cohort of 302 patients with a mean CD4 cell count of 300 x 10(6)/l. Aids. 1996

Saag MS, et al. HIV viral load markers in clinical practice. Nat Med. 1996